Intervista al Prof. Pietro Panizza Direttore U.O.C. di Diagnostica per Immagini dell'Istituto Tumori di Milano e Presidente della Sezione di Senologia della S.I.R.M. (Società Italiana di Radiologia Medica) sul ruolo del Radiologo e della Risonanza Magnetica nel caso delle protesi PIP.
1) Quali sono gli esami che ritiene opportuni per una valutazione delle protesi al seno?
Per una valutazione delle protesi l’ecografia è sicuramente l’esame di elezione. In buone mani consente di identificare, con buona accuratezza, la rottura della protesi intra ed extracapsulare, differenziandole, e può visualizzare raccolte liquide peri-protesiche.
L’ecografia, inoltre, è in grado di identificare silicone nei linfonodi, più frequentemente ascellari, in caso di gel bleeding, ovvero di aumentata porosità della protesi che, seppur integra, lascia fuoriuscire minime quantità di silicone che viene drenato dal sistema linfatico.
In caso di dubbio all’ecografia si può ricorrere alla RM, che per lo studio delle protesi viene eseguita senza mezzo di contrasto.
2) La presenza di protesi mammarie consente di sottoporsi a mammografia ?
La presenza di impianti protesici non impedisce l’acquisizione della mammografia e di conseguenza i controlli mammografici periodici sulla base dell’età e/o del profilo di rischio.
In una donna con protesi PIP occorrerà prestare maggiore cautela in quanto più fragili, pertanto prima di sottoporsi all’esame occorre informare il Tecnico di Radiologia ed il MedicoRadiologo.
Poiché alla mammografia la protesi maschera una discreta porzione di mammella, si raccomanda di completarla con ecografia.
3) Può la risonanza magnetica mammaria scoprire se le protesi sono della azienda PIP ?
Ad oggi la RM non è in grado di distinguere una protesi PIP dalle altre.
4) Ritiene, come esperto di senologia diagnostica, utile l'asportazione delle protesi PIP senza evidenza di segni di rottura e stravaso del contenuto?
Poiché, dai dati disponibili dalle Società Scientifiche e dal Consiglio Superiore di Sanità, le protesi PIP rispetto a quelle di altro tipo risultano rompersi più precocemente e frequentemente e possono più facilmente creare processi infiammatori in caso di rottura, ma non sono cancerogene, non c’è ad oggi alcuna indicazione alla rimozione in assenza di segni di rottura. Tutti i tipi di protesi possono infatti andare incontro a rottura, anche le non PIP.
Rispetto alle altre protesi si raccomanda una più attenta sorveglianza clinica e radiologica, con ecografia annuale ed eventuale RM, così da evidenziarne precocemente la rottura.
5) Vi è una correlazione accertata tra le protesi PIP e il tumore al seno?
Come sottolineato non esiste ad oggi alcuna evidenza di cancerogenicità delle protesi PIP.
Poiché in Italia sono state ritirate dal commercio e sequestrate dai Nas a partire dall’aprile 2010, come del resto in Francia, presumo che ci sia stato il tempo per fare valutazioni chimiche e tossicologiche che non hanno dimostrato ad oggi alcuna correlazione tra protesi PIP e cancro mammario. I casi segnalati in Francia, a quanto reso noto, rientrano nelle percentuali di incidenza di tumore mammario della popolazione normale.
6)Cosa consiglia il Medico Radiologo alle donne che si sottopongono ad impianto o sostituzione di protesi al seno ?
In caso di posizionamento di impianto protesico si raccomanda di eseguire prima dell’intervento gli esami radiologici adeguati all’età ed al profilo di rischio della donna per escludere la presenza di carcinoma mammario. In caso di sostituzione delle protesi dopo i 40 anni si consiglia RM mammaria con mezzo di contrasto per lo stesso motivo.
E’ buona norma eseguire una RM di controllo delle protesi a 10 anni dall’impianto; a 5 anni per le PIP.
Bisogna sempre esigere dal chirurgo la documentazione delle protesi utilizzate con l’etichetta di identificazione che fungerà anche da garanzia, e portarla con se quando ci si sottopone ad esami al seno.
C.C.
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